lunedì 25 novembre 2013

Collegamento 1b. L’Incontro con la Psicologia Transpersonale.


Da “Spunti per una lettura transpersonale dell’opera teatrale” – Prima Parte di P. L. Lattuada M. D., Ph. D.
La costruzione della Realtà
In ambito occidentale il primo a parlare di costruzione della Realtà può essere considerato Giovanbattista Vico (1668-1774), il quale sosteneva che il vero fosse identico al fatto e affermava che:

“...la verità umana è ciò che l’uomo conosce costruendolo con le sue azioni, e formandolo attraverso di esse”, oppure,  “…L’uomo è dunque il creatore, attraverso la storia della civiltà umana. Nella storia l’uomo verifica il principio del verum ipsum factum creando così una scienza nuova che avrà un valore di verità come la matematica.
                                                                                                                            (Giambattista Vico)

Le scienze cognitive concordano, la percezione della realtà è costruzione della Realtà, non esiste un mondo là fuori che non sia partecipativo con la nostra realtà interiore.
Padre di questo nuovo pensiero detto costruttivismo può essere considerato lo psicologo statunitense George Kelly che negli anni cinquanta mise le basi dell’epistemologia costruttivista nel testo Psicologia dei Costrutti Personali. Altri padri di questo moderno pensiero sono considerati: George Herbert Mead, Jean Piaget, Humberto Maturana, Francisco Varela, Kurt Lewin, Paul Watzlawick, Lev Vygotskij, Gregory Bateson e Ludwig Wittgenstein.
La matrice epistemologica costruttivista mette in discussione, come già la fisica moderna, si pensi al relativismo quantico di John Archibald Weheler, la possibilità di una conoscenza “oggettiva”, in quanto sapere totale che rappresenti un ordine esterno indipendente dall’osservatore. Esso considera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) dal soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La Realtà, in quanto oggetto della nostra conoscenza, sarebbe dunque creata dal nostro continuo “fare esperienza” di essa. Questo significa che ogni dato di esperienza è il risultato di un dialogo partecipativo tra gli eventi che succedono là fuori e il nostro modo di osservarli, il quale a sua volta si fonderà sulle mappe cognitive che servono a ciascuno di noi per orientarsi nel territorio dell’esperienza attribuendole significati.



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